Stellina R.I.P.
Questo Post ha un'origine molto antica, ma è stato incubato per molti mesi, forse per fissare le idee o forse perchè non era ancora il momento. Ecco così il primo intervento del dopo-estate.
questa settimana è stata molto intensa... lunga e faticosa, ma è finita! però
non è sata come nessun'altra! e la ricorderò a lungo, per sempre. O almeno credo
che un gionro resterà a lungo impresso nella mia mente. Lunedì 8 dicembre, festa
dell'Immacolata Concezione, ma anche data di chiusura definitiva della
Stellina…
già, la Stellina. Quella specie di rifugio in
montagna, vicino a Mondovì, a cui sono legati molti passi della mia crescita. Da
quando ero un bambino a quando son diventato animatore, ma gradualmente, passo
dopo passo. Ed è là, tra quei letti duri e plasticosi, tra quelle sedie ormai
scolorite, che sono anche diventato quello che sono, per una piccola
fetta.
Già... ricordo come se fosse ieri il mio primo e unico
minicampeggio... com’era tutto diverso e lontano, chi l'avrebbe mai detto che io
sarei poi diventato così!?! che anche io ne avrei fatto parte, ma dall'altra
sponda!
E poi le uscite... quando si saliva in macchina... Quando un lettore
mp3 non si sapeva nemmeno cosa fosse e quando si andava su si ascoltavano i cd e
le cassette(di tutti i generi). Si faceva casino in macchina... già! Sembra
ieri. Poi le serate e le litigate che si fanno lassù! I casini notturni... lo
scegliere la stanza dove si sente meno il rumore... lo stare sempre allerta! Gli
armadi, le saponette, le mosche, le prese elettriche lontane e scoperte...
tutto! E poi quella strana magia che c'era dopo un quarto d'ora che si era
saliti, quell'isolazione che ti abbracciava piano piano ma a farti sentire bene
come dentro una coperta calda.
Ogni volta che salivo era sempre diverso, c’era qualcosa che era cambiato.
Alle volte avrei voluto, forse, essere a Torino; altre non vedevo l’ora di
scappare. Così dopo tutto il viaggio, la sistemazione si, arrivava sù. C’è un
odore che mai mi scorderò, come la “galette” di Proust, il the caldo alle 16.30,
merenda e poi animazione. Ma quel profumo, quel vapore che ti saliva per le
narici ed esaltava la freschezza dell’aria pulita e fresca che c’era lassù,
c’era sempre. Chissà quando mai potrò riassaporarlo così…
Poi, col
passare del tempo, arriva anche la prima superiore e alla Stellina vado come
animatore. Mi sembra ieri. Era un sabato ed io ero a Torino a dare il
PET(passato, ma senza merit…evviva!). Poi di corsa su, e là si riapre un nuovo
mondo....
primo anno... i grandi erano Mario e Mariel. Mi ricordo come se
fosse ieri che appena sono arrivato c'era Andre che aveva una mano fasicata per
la sua scottatura contro la stufa e poi che c'era una miriade di bambini che
urlavano e io che non capivo nulla... noi non sapevamo dove avremmo dormito, ah
che bello! Di noi come aniamtori c'erano anche Andre, Brambi, Ale, Chiara,
Elisa, Martina, Elisa, Ludo e Giovanna. E anche se lontano nel tempo certi
ricordi per me sono indelebili... come ad esempio la gavettonata che ci siamo
fatti tra di noi.
Oppure i topi che c'erano! ahah... quando con Mario ci
siamo messi a cacciarli...quante risate!!con Ludo che se l'è anche trovato nella
brandina (o valigia, non ricordo benissimo…) .
Poi la nostra prima notte,
verso l'una e mezza, con l'Assessore che arriva da Andre e gli dice "animatore
sto male"(e inizia a vomitare) e Andre spostandolo dice "che cazzo fai?". E la
giacca è battezzata.
Come non ricordare quando è salito Bruno e la scena che
Mario ha fatto con Giaci per chiedere se poteva restare.
E quell'anno lì era
anche quello della casa della signora Lucia, Lucy! Quell'enorme stanza, tutta
arredata che ci aveva concesso per dormire. Quanto casino, comodità e
divertimento.
Ricordo anche quando ho fatto male al ginocchio di Elisa, che
era stato da poco operato... e vedendola in lacrime mi ero sentito davvero male
per tutta la sera(e anche oltre…), là quando era il mio turno dalla signore
Lucia.... scusami!
Ma di quella stessa serata mi ricordo anche che nel casino
generale, mentre tenevo il ghiaccio e mi congelavo le mani... avevo chiesto uno
scottex e Giovanna se n'era veuta con tutto il rotolone.
Altro momento
indimenticabile era stato il gioco notturno... con la conta finale dei bambini
per veder se non ne avevamo perso nessuno.
Già... che bei momenti che ho
passato... davvero! è stato un primo anno grandioso.
secondo anno... solo
noi e i Dodo. Convocati: Io, Andre, Brambi, Chiara, Marianna, Carla, Chiara,
Elisa, Teresa, Martina, Andrea, Ludo e Sere. Questo non so bene il perchè ma me
lo ricordo come l'anno più bello! I bambini erano tanti, il gruppo affiatato e
andavamo tutti d'accordo... c'era lo slogan mio e di Andre "Donne in cucina,
uomini ad arbitrare" e la conditio ut sine qua non per arbitrare era conoscere
il fuorigioco passivo.... ahaha! che risate.
Quell'anno è stata anche la
volta del furto a villa, quel martedì mattina in cui ci hanno chiamato e tutto è
diventato improvvisamente nero! A estate ragazzi c'era stato un furto e avevano
scassinato la porta! Quante supposizioni, fatte a riguardo... che tensione!
E
poi come non ricordare l'assessore che non ci voleva far giocare fuori, perchè
c'era stato un incidente! la sicurezza!
Poi la passeggiata, con il Brambi che
va a Bossea e poi ci raggiungono, dalla parte opposta! Tenendo Manuel a spalle,
accompagnato da Andre.
Le serate passate a fare oggetti per una vendita di
beneficenza... e qua mi ricordo l'ultima sera, da delirio vero e proprio! risate
senza motivo, vaccate a profusione, lavoro eterno.
E il gioco notturno di
quell'anno, con i cavalieri e le principesse! A correre come sempre per la
Stellina.
E quando ci siamo ritrovati io Andre e Ludo in cucina ed è scesa
Giaci...ahah! che abbiamo dovuto strisciare per uscire senza aprire la serranda.
E ritrovarci là, senza pigiama e sacco a pelo(io!).
E poi le porte rotte e
riparate coi chiodi da Andre (Pataccia). Oppure la doccia fatta a mo' di lager
con lo shampo che c'era da lì chissa da che anni.
E poi la mia festa di
compleanno, con torta di mele e una candela tipo lumino.
terzo
anno…2006, e la squadra si rinnova! già! E' l'anno dei mondiali! E la febbre del
tifo coinvolge anche noi. C'erano i luce appena arrivati, freschi freschi al
loro primo anno! Ciccio, Garzaro e Miriam. Poi di drandi anche Martina Michela e
Berta. Di noi ci lascia Andrea, che rimane sotto a Torino, e siamo io, il
Brambi, Chiara, Marianna e Chiara. Quell'anno è stato anche molto sfortunato
perchè c'erano relativamente pochi bambini, non il pienone degli ultimi anni.
Noi animatori potevamo concederci una stanza tutta nostra! E qua è da ricordare
le mitiche discussioni mie e del Brambi prima di addormentarci.
E le sveglie
di Giaci ogni santa mattina che ci diceva "io vado a messa, voi tra poco
sveglaitevi!" e sempre a dormire fino all'ultimo.
E poi il nostro apparato
ingeneristico per far funzionare la televisione, la partita contro la Repubblica
Ceca e poi contro gli U.S.A.!! quanto casino... i bambini “obbligati” a tifare!
I mille giochi sul piazzale...
Il lupo che lascia le tracce l’ultima sera,
sul sacco nero, e le analisi fatte la mattina dopo da “Grissom” Brambi. Le
megapartite alla Psp di Berta. Il ritrovamento di un bel nido di vespe nella
stanza adiacente ai bammbini, nessun rischio, solo tanto stupore!
E la
mattonella staccata dalla doccia, caduta mentre la
pulivamo-disinfe(ttavamo/stavamo).
ultimo mio atto lassù! già, perchè era
l'anno della quarta superiore, il 2007. Quanti ricordi. Ormai eravamo solo più
noi e i luce. C'erano Ciccio, Alessia, Miriam, Francesca, Claudio, io, il
Brambi, Chiara, Marianna e Chiara. Poi una convocata a sorpresa... Elisa! perchè
aveva già finito i suoi esami... Questo ultimo anno è stato molto arrangiato.
Perchè metà del materiale ce lo siamo lasciato a Torino. Perchè un po' tutto
cadeva sempre più a pezzi. Perchè i giochi erano tutti adattati a seconda dei
giorni.
Poi, come già dall'anno scorso, la Signora Lucia non ci aveva più
dato la sua mitica stanza, peccato! Ma comunque ci siamo troppo divertiti lo
stesso! Messi come deportati nel corridoio sopra, io nel mio antro,
insonorizzato, senza nessuno che mi infastidisse.
Il bambino che ha la saggia
idea di andare a recuperare la palla senza dirci nulla, cade e si trova
intrappolato. Così mentre passeggiavo Elisa mi dice che è caduta una palla, ma
sentendo le urla vedo che è anche caduto un bambino, scatto dentro per mettermi
le scarpe e aiutato da Mari lo andiamo a riprendere. Così dopo averlo salvato
andiamo in chiesa per ringraziare e mentre lasciamo qualche secondo soli
ibambini in piazza sentiamo una macchina passare e un tonfo, sbianchiamo e poi
era la palla contro il pannello.
Le passeggiate, i camion della spazzatura
che passano e ripassano, le corse con la cariola, i turni in cucina mai
fatti(!!)! Le chiaccheirate serali a suon di pasta e tonno e le scatole
dimenticate per poi scomparire la mattina seguente!
La disavventura del
ripetitore Tim, fuori servizio, che funzionava a ondate. E così i Vodafone ci
tenevano a contatto con il mondo e ogni tanto, quasi fosse una ventata veniva il
segnale, ci portava le miriadi di messaggi in coda e poi se ne andava via di
nuovo. Fantastico.
Ma è stato anche l'anno del lutto lassù, per un incidente
sul lavoro. Tragico. E tutto il paese si è stretto assieme, non ho mai visto
così tanta gente in quella piazza.
oltre a tutti questi ricordi ce ne sono tanti altri, che chiudendo gli occhi
mi tornano in mente.. la macedonia e la finestra. I palloni caduti nel burrone e
recuperati. I mille giri ad andare a prendere la legna. La stufa del dopoguerra.
I muri che si sbriciolano. Le notti insonni per volere o meno. Le crocchette di
patate. L’affettatrice sotto. Il subbuteo concavo con gli omini logorati dal
tempo. Il biliardo che cadeva a pezzi. I cassetti pieni di reperti, storici. I
tavoli rivestiti di plastica. Le sedie stinte e tutte diverse.
Quello
che forse mi ha sempre fatto più impressione era immaginarmi questo posto
durante la settimana, durante l’anno, durante in freddo inverno. La tristezza e
la desolazione che ci dovevano essere. In quel bar tanto stretto, piccolo e
nell’emporio a finaco vedevo la vita che si perpetrava. Pensavo spesso alla
signora Lucia e a tutti gli abitanti. Pensavo a quando la mattina si svegliavano
ed erano assordati da quel silenzio che deve aleggiare quando fuori è tutto
deserto. Che si sentano a volte soli?!
Col tempo ti capita di andare in giro,
e così qualche volta sono entrato proprio in casa sua. Due volte me le ricordo
particolarmente. Ero andato per una prolunga o qualche altra cosa che non
avevamo e mentre aspettavo nell’atrio vidi sul mobile tante foto, dei nipoti,
dei figli degli amici. Tanti oggetti che non ti fanno sentire sola, che rendono
popolata la tua casa. Un’altra votla notai che aveva appeso nell’atrio una
ghirlanda che gli avevamo fatto noi coi bambini per ringraziarla di tutti i suoi
favori. Penso che anche noi un po’ le mancheremo.
C’era un libro di fotografie che s’intitolava “i luoghi dell’anima” era
incentrato sui luoghi sacri e mistici. Per me Fontane di Frabosa ne è una. Con
le sue vallate attorno. Con i suoi abitanti sempre uguali ma sempre diversi. Con
il suo alone di solitudine. Perchè a votle c’è bisogno di stare lontani, per
qualche giorno, dal mondo. Per rientrare in carreggiata avendo tirato il fiato.
Di tante cose che mi mancheranno c’è anche la chiesa: San Bartolomeo. Curata
e tenuta come un piccolo gioello. Semplice ma bella, accogliente. Coi suoi
banchi in legno, che la mattina d’inverno erano gelati e quando ti sedevi ci si
metteva un po’ a scaldarli. Quei suoi quadri sulla parete. Le riviste
all’uscita. Le offerte che si davano nel cestello con il bastone. La messa di
Don Leopoldo con le sue verità semplici di montagna. E tutte le volte che mi
chiedevo cosa ci stava a fare là… e poi quel foglio all’entrata, così
inqueitante, non che fosse una minaccia, lo vedevo più come un sospiro di
aiuto:
Se comincia Messa puntualmente,
il suo orologio è
avanti.
Se ha un piccolo ritardo,
fa perdere tempo a molta gente.
Se
abbellisce la chiesa,
getta via i soldi inutilmente.
Se non lo fa, lascia
andare tutto in malora.
Se parla da solo con una donna,
si pensa subito
di costruire un romanzo rosa.
Se vuole bene alla gente, è perchè non la
conosce.
Se è giovane, non ha esperienza.
Se è vecchio, non si adatta ai
tempi.
Se muore non c’è nessuno che lo sostituisce!
Parafrasando Freccia, alias Ivan Benassi, credo che un luogo come quella la
Stellina non ci sarà mai più, ma non è detto che non ce ne saranno altri belli
in maniera diversa. Già perchè alle volte la odiavamo, ci sembra che ci
succhiasse il tempo. Torino era meglio, c’erano gli amici, i locali, il mondo…
ma forse era proprio questo che la rendeva unica. Era togliendoci dagli affanni
che ci dava del tempo, tempo per noi.
Penso che un giorno ci tornerò, a farci un salto. Quando i ricordi saranno
diventati un tutt’uno con l’idea. Quando di tempo ne sarà trascorso abbastanza
per dire che quello era passato. Tornerò forse come Anguilla, ma non per
restare, non per dire chi sarò diventato, ma cosa e dove sono stato. Grandi
mattonelle delle delle più belle amicizie che ho con qualcuno le ho messe lassù,
o a causa di quel posto. Penso che non potrò mai dimenticarmente, che sarà uno
di quei luoghi del mio cuore in cui rifugiare il pensiero quando il mondo ti
annienta. Penso che ognuno deve avere un suo luogo di pace, perchè a vivere
sempre in tensione si finisce per non apprezzare il mondo e ciò ceh gli altri ci
danno.
Non ci sono emozioni grandi come un ultimo addio. Perchè ti delude sempre,
non è mai come ti aspetti. Vorresti che ogni singolo gesto fosse impresso nella
storia e invece rimarrà nel dimenticatoio, ma qualche singolo istante sarà per
sempre nel tuo cuore. E quello basta. Nel chiudere per l’ultima volta quella
saracinseca non c’è stato alcun battito di mani, pianto o momento di
raccogliemnto… la vita è continuata, ma nei cervelli di ciascuno per qualche
istante trovavano posto i ricordi del passato, di ciò che è stato per noi.
Grazie…
"...Il bambino segue un sogno,
l'avventura fuori dal cortile,
onda piena nelle notti chiare..."